D. Bosco a Napoli D. Bosco fu a Napoli solo tre giorni, dal 29 al 31 marzo del 1880, per intendersi con la marchesa di Gargallo, allo scopo di realizzare nella città italiana più meridionale da lui visitata, un ospizio agricolo-industriale. Alla stazione era ad attenderlo d. F. Neri, valente polemico giornalista, che lo ebbe suo ospite all'« Ospedaletto », attuale caserma di fronte alla Questura, dove sorgeva l'albergo « Genova ». Per l'occasione, si incontrò con varie personalità, tra cui P. Ludovico da Casoria. Celebrò la S. Messa nell'attuale chiesa di S. Giuseppe, edificata nel 1514 da G. Castriota Scandeberg. Leggiamo da un quotidiano dell'epoca ( « La Discussione », 31.1.1880 ) che per l'occasione ci fu un pranzo per 400 poveri, con la presenza del sindaco e del card. Sanfelice, che aveva ai suoi lati D. Bosco e P. Ludovico da Casoria. D. Bosco, che nella sua Storia d'Italia definisce Napoli «una delle più antiche, belle e deliziose città del mondo», ne conosceva però bene le urgenti necessità, e sapeva bene dell'abbandono morale in cui si trovava specialmente la gioventù più povera. Egli fin dal 1870 aveva partecipato alla «Mostra Didattica Napoletana», esponendo esemplari della produzione tipografica dei suoi ragazzi, mentre nel 1865, in occasione del colera, uno dei mali ritornanti della nostra città, aveva accolto nei suoi ospizi parecchi orfani napoletani. D. Bosco, quindi, conosceva Napoli e le sue esigenze da parecchio tempo: nel 1884 aveva tenuto anche delle trattative col can. Apicella per l'accettazione dell'opera dei sordomuti; eppure bisogna aspettare il 1901, per vedere, in concreto, gli inizi della presenza dei salesiani in Napoli, e precisamente al Vomero: Don Bosco sapeva cogliere il momento giusto e non si lasciava prendere da facili entusiasmi anche perché, realizzatore nato, agiva sul concreto, quanto più grande era la sua fede. Gli inizi: la Chiesa del « Sacro Cuore » I tempi ormai erano maturi. La questione sociale prendeva tutti gli aspetti delle strutture su cui era fondata la società: si sentiva cioè, impellente, il bisogno di un apostolo aggiornato alle nuove esigenze, e si chiedeva, da più parti, la presenza attiva dei salesiani per fondarvi un oratorio della scuola, una parrocchia: un'opera viva in mezzo a gente eterogenea, che si veniva a stabilire, sul finire dell'800 e gli inizi del 900, sulla collina del Vomero. Morto D. Bosco nel 1888, la Duchessa Teresa Rivaschieri, consigliata dal grande storico card. Capecelatro, arcivescovo di Capua, scrisse nel 1893 a D. Rua, pregandolo di accettare un'opera che lei stava fondando in Napoli, a favore di orfani e trovatelli: ma l'opera non dava garanzia di consistenza, e non fu possibile accettare. Intanto nel 1899 la fondatrice delle «Suore Riparatrici del Sacro Cuore», sciogliendo un suo voto, ottiene dal cardinale Guglielmo Sanfelice di Napoli, la benedizione della prima pietra di un Tempio da erigersi sulla collina del Vomero: l'attuale Chiesa del «Sacro Cuore» e parrocchia salesiana, che doveva diventare, seguendo l'impulso della benefattrice, « il Montmartre d'Italia ». La fondatrice era la baronessa Isabella de Rosis, che accoglieva le preoccupazioni dell'autorità ecclesiastica, seriamente rivolta a risolvere i problemi della zona del Vomero: giunta in fin di vita, aveva fatto un voto: « Cuore di Gesù, se mi darai vita, Ti edificherò un santuario di riparazione in quella zona ». Guarita miracolosamente, acquistò al Vomero un suolo edificatorio di 3020 metri quadrati, e si costruì una prima cappella provvisoria per le Suore, con una modesta abitazione. Non potendo l'opera essere condotta a termine, i Cooperatori dell'opera salesiana, con l'aiuto fattivo del dott. Cristoforo Capone, già medico di Ferdinando II, si interessarono a prelevare la nascente Chiesa del S. Cuore, mentre nel 1900 si definiscono gli accordi per l'inizio dell'attività salesiana al Vomero. L'ingresso ufficiale avvenne il 1° maggio 1901: il salesiano che ebbe il compito da dare inizio all'impresa fu don Angelo Piccono, aiutato da un chierico polacco e da un coadiutore: « eroe leggendario » è chiamato d. Piccono da don Stile, che ne ascolta la prima memorabile conferenza e, a 18 anni, fu subito conquistato a D. Bosco: e fu uno dei tanti salesiani del posto ( già D. Bosco, nella sua visita del 1880, aveva mietuto il primo frutto salesiano: il dodicenne Peppino Brancati ). Si acquistarono 7 stanze e cucina per alloggio, in via Scarlatti, n. 7, a piano terra, in una casa di proprietà del Banco di Napoli e si presero subito contatti col P. Marra, provinciale dei Gesuiti, con mons. Neri, amico e cooperatore, con le benefattrici De Rosis e Ferrari, oltre che col cardinale Giuseppe Prisco. E fu fondato, immediatamente, il primo Oratorio salesiano, centro e nucleo di ogni attività e intenzione apostolica di Don Bosco. Sorse, allora, urgente, il bisogno di una « casa » propria e, con l'aiuto di benefattori napoletani di ogni ceto e condizione, nel 1902, si diede inizio ai lavori dell'opera salesiana al Vomero, sotto la direzione dell'ing. Carelli, che prestò la sua opera gratuita e fu padre dei salesiani. La Casa salesiana al Vomero stette molto a cuore al successore di D. Bosco, D. Rua, che vi sostava tutte le volte che andava in Sicilia: nel 1903, inaugurò una grandiosa lotteria in favore dell'opera ai suoi inizi, e celebrò La Messa nella Chiesa dei Pellegrini: « Non ho mai passato una giornata così bella come questa a Napoli », esclamò con persuaso entusiasmo, e ritornò a Napoli nel 1906 e nel 1908. La Parrocchia Centro dell'attività salesiana al Vomero fu subito la Cappella del Sacro Cuore, attorno a cui si formò il primo oratorio salesiano, quotidiano, aiutato dai cooperatori, mentre fin dal 1901, uscì un breve periodico « Don Bosco al Vomero », che teneva uniti fedeli e simpatizzanti. Mentre si resta incerti se aprire, al Vomero, un pensionato per liceisti ed universitari, o scuole di vario tipo, la chiesa del « S. Cuore » viene man mano prendendo forma e consistenza, finché il Tempio fu una stupenda realtà, e fu consacrato nel maggio del 1911. Eretto a Parrocchia nel 30 settembre 1914, con decreto del card. Giuseppe Prisco, ebbe riconoscimento ufficiale il 1° aprile 1915. Nel 1965, in occasione del Cinquantesimo della Parrocchia salesiana del « Sacro Cuore », furono tenute varie celebrazioni, che si svolsero sotto il segno pastorale dei tempi nuovi. Le manifestazioni pubbliche furono aperte con la partecipazione del card. salesiano Raul Enriquez, Primate del Cile, e dal card. Alfonso Castaldo, arciv. di Napoli. A ricordo fu stampato un indovinato fascicolo, a carattere storico-pastorale, con documentazione fotografica: vi leggiamo con soddisfazione, segno della vitalità pastorale dell'azione spirituale svolta, questi due semplici indicativi indici: Battesimi n. 6457; Matrimoni n. 3020 ( in cinquant'anni ). La Parrocchia man mano ha preso sviluppo e consistenza, configurandosi nel tempo e trovando forma e penetrazione a seconda delle circostanze: tra le quali non va dimenticato il periodo dell'ultima guerra mondiale (mentre la Parrocchia stessa aveva avuto il suo riconoscimento alla vigilia della prima « grande guerra »). Attualmente abbraccia una popolazione di circa 12.000 anime, e svolge attività in tutti i campi dell'apostolato, sotto l'aspetto sacramentale, sociale, culturale assistenziale, catechetico, con incontri e dibattiti, in un ampio dialogo, fatto di opere e di fatti, più che di parole. Sono presenti e attive, nella Parrocchia del « Sacro Cuore », tutte le branche dell'organizzazione religiosa e pastorale, alla luce soprattutto dello spirito del Vaticano II. Opera, con concreto fervore, la « S. Vincenzo », maschile e femminile, che assiste i più poveri della Parrocchia, la quale proprio per essere situata in ambiente borghese ha, nel suo retroterra, zone povere e bisognose. Particolarmente assistita la zona del « Petraio », con un sacerdote delegato e con l'azione sul posto di Suore Figlie di M. A., che vi tengono scuole serali, doposcuola, assistenza sociale, animazione sportivo-ricreativa: una presenza viva, perché la catechesi vi trovi veramente un significato di realizzazione spirituale ed umana. Attiva è la presenza, in Parrocchia, dell'Azione Cattolica, nei suoi settori, maschile e femminile, di adulti, giovani, adolescenti, ragazzi: è soprattutto la gioventù che stava a cuore a D. Bosco ed ai suoi figli, per portare e realizzare il bene anche negli adulti, presso i più lontani, per assistere i più bisognosi ed ammalati. A tale scopo, anche l'Associazione degli « Amici di Domenico Savio», contribuisce alla realizzazione del bene, tramite i più piccoli, animati e sorretti da un gruppo concretamente attivo e vitale in Parrocchia: il gruppo di 20 Catechiste, che non solo si presta per la Catechesi ai più piccoli, anche in orari serali, ma fa un'opera di penetrazione e di fede, silenziosa, quanto più efficace ed autentica. Ad esse si affianca il nucleo dei Cooperatori e delle Cooperatrici adulti e giovani, per portare una testimonianza viva e autentica nell'attuale contesto sociale, spesso dissacrante e lontano da Dio. In tal senso, soprattutto i giovani cooperatori, che mirano ad un'opera di silenziosa penetrazione di bene anche nei settori delle Scuole superiori dell'Istituto, oltre che nella Parrocchia, affiancati agli ex-allievi salesiani, svolgono una azione di pastorale sociale quanto mai incoraggiante. Gli ex-allievi, parte integrante viva della Parrocchia e dell'Istituto connesso, adulti e giovani, hanno rappresentato, sempre un momento essenziale nell'azione pastorale e sociale, cui mirano i salesiani, e si muovono con agilità ed impegno: segnaliamo l'attività del Gex, nei vari campi ricreativi e formativi, alla scuola di D. Bosco. Attorno alla Parrocchia, che svolge un'azione pastorale intensa (si pensi alle 10 S. Messe giornaliere, feriali, e festive), operano anche altri gruppi attivi, come quelli del Vangelo, della Schola Cantorum, del Piccolo Clero, in collegamento e collaborazione fraterna col Presbiterio zonale e col Consiglio Pastorale. Dal 1966 ad oggi si sono avuti ancora 1871 Battesimi, e 1013 Matrimoni: cresce il popolo di Dio, spesso le braccia sono insufficienti, ma la fede non viene meno, soprattutto nelle innegabili difficoltà. Il Sacro Cuore e D. Bosco sono con noi. La scuola Fin dal 1925 l'Istituto del Vomero conservava le proporzioni degli inizi. Incerto era stato l'indirizzo da dare alla opera, come Istituto: era stato tentato un pensionato per universitari, si erano istituite delle scuole professionali, e a tale scopo erano stati trasferiti da Castellammare i due laboratori di sarti e di calzolai con i rispettivi orfani, ma i locali erano insufficienti e l'ambiente non rispondeva a tale tipo di opera. Si pensò allora di cominciare con la scuola, con le elementari e, dal 1911 con le scuole medie, o, come allora si diceva, ginnasio inferiore, completato nel 1914. Si sentiva il bisogno di ampliare i locali: si innalzò così il lato su via Morghen e si poté completare l'Istituto, con ginnasio superiore, a cominciare dall'anno scolastico 1925-26. Da quel tempo la Casa del Vomero assunse un suo tipico aspetto, conservato per 50 anni circa: nel 1927 l'Istituto era fornito di scuole elementari superiori e del Ginnasio al completo, con 180 convittori e con 200 esterni. L'Istituto divenne così un'opera complessa e varia, articolata nei suoi vari rami - Scuola, Oratorio, Parrocchia - perfettamente fusi. Si ebbe così la possibilità di dare massimo sviluppo e piena efficienza alle opere parrocciali ed oratoriane, mentre sui banchi della scuola si veniva formando una gioventù studiosa ed aperta ai problemi della vita e della cultura: soprattutto attaccata al senso del dovere cristiano e civile, in serena fattiva collaborazione tra maestri ed allievi. Ricordiamo la figura del Maestro don Alessandro De Bonis, professore di musica sacra al Conservatorio di S. Pietro a Maiella, e docente di lingua francese nel nostro Istituto: si spense nel 1965, dopo che nella Sala dell'Auditorium della Rai si era eseguita la «Cantata a S. Domenico Savio», diretta dal Maestro P. Argento, ma alla quale il nostro don De Bonis non poté partecipare. Nel 1966 l'Istituto al completo, con tutte le rappresentanze delle sue branche ed associazioni, studentesche, oratoriane e parrocchiali, partecipò al Teatro S. Carlo di Napoli, alle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di D. Bosco, alla presenza del Presidente del Consiglio e del Rettor Maggiore D. Luigi Ricceri. Un attaccamento a D. Bosco, che era di sempre e che si era già apertamente espresso in occasione della Beatificazione (1929) e della Santificazione (1934) del Padre, quando tutto l'Istituto fu presente a Roma: a Napoli, le celebrazioni, per la solenne circostanza, si tennero nel Duomo e in S. Giacomo degli Spagnuoli. La Scuola Media e il Ginnasio avevano ottenuto la parifica nel 1939: si sentiva il bisogno avvertito dalle famiglie della zona in modo spesso drammatico, di dare completamento alla scuola. Sorse la necessità di nuove moderne strutture, per fondere un vero Centro giovanile, nel senso più moderno e vitale del termine. Così il vecchio glorioso Istituto fu demolito, per dare spazio e possibilità al nuovo, aperto nell'ottobre del 1970. Dopo 50 anni dalla istituzione del Ginnasio superiore, nella drammatica situazione della scuola in Italia, deviata spesso dietro un ambiguo processo di descolarizzazione, l'Istituto, per volere unanime delle famiglie di ogni ceto della zona, vide il suo completamento con l'istituzione del liceo: non solo per assicurare ai giovani il diritto alla scuola, nel mondo contemporaneo, ma per una più aperta possibilità di formazione culturale e morale, oltre che civile e religiosa. L'opera di D. Bosco ai Vomero, in 75 anni di vita, è venuta così assumendo, nel tempo una sua fisionomia caratteristica in piena collaborazione con le famiglie della Scuola, dell'Oratorio e della Parrocchia, per testimoniare una autentica presenza salesiana nella città di Napoli: una presenza vitale che, nelle immancabili difficoltà, si afferma nell'operosità dell'azione svolta in nome di D. Bosco, come ha sottolineato recentemente D. Ricceri, in occasione della Giornata della Famiglia salesiana, al Vomero. L'Oratorio Il cuore e il centro dell'attività salesiana, fin dall'inizio, fu l'Oratorio, istituito fin dai primi giorni del lontano 1911, accanto alla modesta Cappella del « Sacro Cuore » ed al cortiletto, dove confluivano ragazzi di tutte le età, soprattutto poveri: l'inizio, infatti, dell'opera era destinato per trovatelli, ragazzi poveri delle elementari e delle scuole serali. L'interesse dell'azione umanitaria ed apostolica attirò subito le simpatie delle autorità e di benefattori: ed arrivarono subito doni ed offerte per fornire l'ambiente delle attrezzature indispensabili. La duchessa di Vietri inviò la somma di lire 10: la prima offerta che ricevettero i Salesiani, al primo giorno della novena di Maria Ausiliatrice, nel 1902. Si dovette attendere molto prima che si consolidasse l'opera della scuola e che prendesse forma l'azione parrocchiale: in una parola, che l'Istituto, nella complessità delle sue varie articolazioni, assumesse, nel tempo, la sua vera fisionomia. Il problema dell'Oratorio invece si presentò subito nella sua realtà e urgenza, presentando un campo di lavoro sempre attuale e vivo, direttamente innestato con i vari aspetti delle organizzazioni parrocchiali, volendo esserne un movimento di punta, secondo lo spirito di Don Bosco, che raggiungeva tutti gli strati della società e tutti gli ambienti, tramite i ragazzi. L'attuale oratorio ha circa 500 iscritti, con ragazzi appartenenti a tutti gli strati della società: in genere studenti, delle varie scuole, ma anche con la libera presenza e partecipazione di ragazzi operai o disoccupati, serenamente amalgamati con tutti gli altri. I ragazzi frequentanti oscillano tra i 150 e i 200: ma non si mira al numero, né alla qualità nel senso di una élite più o meno di classe. La qualità è data dalla buona volontà di vivere la vita cristiana, sull'orma del pensiero di D. Bosco, ed alla luce delle nuove realtà sociali, fatte più urgenti nel momento storico in cui viviamo. Si tratta di portare una testimonianza cristiana, nell'attuale società, sotto il segno dell'allegria di D. Bosco: quella gioia conquistata e sofferta, che viene dal senso del proprio dovere compiuto e dalla capacità di comunicare con gli altri. A questo scopo mirano le varie forme di attività sportivo-ricreative: calcio, palla a volo, palla a cesto, atletica leggera, modellismo: un'azione formativa-ricreativa, in cui l'aspetto agonistico - come le varie gare ed « olimpiadi » - diventa strumento di formazione e di educazione, simpaticamente fuso con l'intensa attività catechistica. Al riguardo, oltre alle varie forme di organizzazione dell'Azione Cattolica, si segnala la fervida partecipazione dei ragazzi all'Associazione «Amici di Domenico Savio», divisi in due gruppi e attenti alla testimonianza del bene, soprattutto fra ragazzi di diverso ambiente, con lo scopo di attirare alla Chiesa e a D. Bosco anche altri ragazzi, specialmente i più poveri, in senso morale, oltre che economico. Molti ex-allievi provengono dall'Oratorio, e ricordano con nostalgia gli antichi salesiani, mentre occupano oggi posti importanti nella vita sociale, spargendo il seme di bene che hanno ricevuto, e diffondendolo in tutti gli strati della società. |